Il Museo è costituito da quattro sale espositive, di cui una al piano terra e tre al piano superiore che ospitano un percorso intimo nella vita e nei pensieri di Marella.
Partendo dalle storie e dagli oggetti da cui queste storie prendono vita, i visitatori potranno infatti immergersi in altri spazi e altri tempi. Potranno conoscere lo strazio e la grandezza di un uomo che si è fatto ultimo e comprendere che oltre all’immagine dell’omino con la barba bianca seduto a chiedere la questua c’è molto di più.

Sale esposizione

In questo progetto culturale ambizioso, curato da Claudia D’Eramo, è stato coinvolto nella progettazione e nell’allestimento museale multimediale lo studio auroraMeccanica, che ha reso unico e vivo il racconto.

Il progetto del museo nasce come omaggio alla straordinarietà di don Marella, alla tenacia con cui investiva sui talenti dei suoi ragazzi, al suo amore per la cultura, alla missione educativa che può emancipare dall’ignoranza, ai laboratori artigiani che in quegli anni formavano i nuovi percorsi professionali per i ragazzi abbandonati, al pensiero del legame di don Marella con il Maestro del design Dino Gavina e al privilegio di poter dare vita a questo luogo speciale.

Così la chiamata a raccolta della curatrice ha coinvolto giovani artisti, fotografi e documentaristi che avevano capito e sposato l’unicità di quest’uomo, che avevano mostrato nel loro lavoro sensibilità e attenzione per gli ultimi, sempre raccontati con grazia, curiosità e passione.

Grazie al documentarista Luca Capponi, all’artista Matteo Lucca, all’illustratrice Guia Gandi e al fotografo Simone Martinetto, il museo consente di conoscere in modo innovativo e multimediale Olinto Marella.

Luca Capponi ha raccolto le testimonianze dei figli di Padre Marella, consentendo di non disperdere quel patrimonio conoscitivo e familiare.

Simone Martinetto ha documentato l’angolo tra via Caprarie e via Drapperie – l’angolo di Padre Marella – fotografando la città che gli scorre tutt’attorno, a cinquant’anni dalla morte di don Marella e con l’ostinata forza di Padre Gabriele Digani a presidiare quell’angolo di carità e che purtroppo oggi si trova spoglio anche della sua presenza. Ne è uscito un affresco di cinquanta fotografie di oggi, a contrasto con l’angolo di ieri.

Guia Gandi ha realizzato le illustrazioni animate che danno vita ai racconti della Parete degli oggetti.

Matteo Lucca ha chiamato a raccolta l’intera piazza Maggiore lo scorso 4 ottobre 2020 per dare vita con i fedeli presenti per la Beatificazione a un’opera d’arte collettiva, un omaggio a Padre Marella e alla città che potrà ritrovarsi nell’installazione video proiettata in videomapping sull’opera all’interno del Museo.

foto di Lorenzo Burlando

Grazie a un generoso contributo della Fondazione Carisbo e grazie al sostegno dell’Arcidiocesi di Bologna è stato possibile realizzare le opere e gli allestimenti museali che sono in funzione dei visitatori, i veri protagonisti – con Olinto Marella e i suoi figli – di questo spazio.

 

Curatela e direzione del Museo Olinto Marella: Claudia D’Eramo
Allestimento multimediale: auroraMeccanica
Videotestimonianze: Luca Capponi
Mosaico fotografico: Simone Martinetto
Illustrazioni animate: Guia Gandi
Opera in videomapping: Matteo Lucca